Publifoto: scatti di mezzo secolo di storia italiana

Agenzia Publifoto: profilo storico

L’Agenzia Publifoto viene fondata a Milano nel 1937 da Vincenzo Carrese (Castellammare di Stabbia 20 marzo 1910 – Guanzate 18 ottobre 1981), migrato al nord per diventare giornalista come lo zio, che invece gli suggerisce di dedicarsi al nascente settore della fotografia per i giornali.

Carrese diventa quindi nel 1927 il rappresentante italiano della Wide World Photos, agenzia fotografica del New York Times, e dal 1929 dell’inglese Keystone, delle quali vende in esclusiva le fotografie ai giornali. Nel 1934 è l’anno di svolta: è chiamato a dirigere il servizio fotografico interno del «Corriere della Sera», un incarico che lo porta presto a concepire una propria società per la produzione e distribuzione di fotografie con fotografi assunti alle sue dipendenze: “Foto Agenzia Keystone di Carrese Vincenzo” è il nome della prima agenzia che egli apre nel novembre 1937, e che dal 1° gennaio 1939 diventa “Publifoto, fotografie da pubblicare”.

Il nutrito gruppo di fotografi a disposizione notte e giorno - tra i primi fotografi ci sono Fedele Toscani, Tino Petrelli, Peppino Giovi e Carlo Ancillotti  - permette a Carrese di documentare qualsiasi tipo di evento e di fornire puntualmente all’editoria fotografie di cronaca, sport e attualità; il laboratorio di stampa interno gli garantisce le stampe delle fotografie realizzate con rapidità.

Nel giro di poco tempo Carrese apre una filiale Publifoto anche a Roma, diretta dal fratello Carlo, mentre solo nel dopoguerra investe in altre località (tra cui Torino, Napoli, Palermo, Genova, Catania) per assicurare all’editoria una rete capillare di corrispondenti di qualità. La ripresa del mercato editoriale del dopoguerra porta infatti la Publifoto a collaborare con «L’Unità», seppur per un breve periodo, con «L’Europeo» e con «Il Giorno», proseguendo nel frattempo l'attività di rappresentante delle maggiori agenzie fotogiornalistiche del mondo.

Gli anni Cinquanta però vedono anche la nascita delle prime agenzie fotogiornalistiche italiane concorrenti, come “Italia”, a cui Publifoto risponde associandosi con l’ANSA, un sodalizio che dura però solo due anni. Avvertendo tale cambiamento del mercato e anticipando la futura crisi dell’editoria, la Publifoto comincia ad allargare la propria produzione a lavori su commissione di aziende e alle fotografie a colori, attraverso un laboratorio interno. Il settore della fotografia industriale, pubblicitaria e di moda è solo in seguito strutturato con la costituzione, nei primi anni Sessanta, della Publifoto Commerciale, un settore all’epoca molto più redditizio rispetto a quello fotogiornalistico, che prende il nome di Publifoto Notizie.

Gli anni Settanta segnano invece una parabola discendente per la Publifoto, sempre più minata dalla concorrenza dell’informazione televisiva e dai tempi e costi imposti dal nuovo mercato.

Alla morte di Carrese, nel 1981, la Publifoto Notizie viene gestita dai figli fino alla cessione nel 1997 alla Fotocronache Olimpia.

L’Archivio Publifoto Milano

7 milioni di fotografie di tipo analogico, compresi negativi su vetro e pellicola, provini a contatto, stampe per lo più in bianco e nero e diapositive a colori, databili dall’inizio degli anni Trenta agli anni Novanta del Novecento, costituiscono oggi l’Archivio Publifoto.  Sono fotografie di cronaca, politica, costume, società, cultura, sport, paesaggio e architettura realizzate sia dai fotografi che lavorarono alle dipendenze della Publifoto, sia da altri fotografi o agenzie italiane e straniere per i quali si occupava della distribuzione.

Tutto l’archivio è pervenuto in materiale da conservazione originario: i negativi in scatoline per lo più originali per lastre, i provini all’interno di cassettiere di metallo Olivetti, le stampe in buste gialle, all’interno di altri classificatori Olivetti d’epoca.

L'Archivio è così composto sia dai negativi dei servizi fotografici, identificati con un numero progressivo e descritti su appostiti registri di carico, oltre 200 volumi, sia da fascicoli di stampe fotografiche suddivise per soggetto e per personaggio e ricercabili grazie a un apposito schedario. Quest’ultimo consente infatti non solo di individuare celermente il numero del negativo pertinente al soggetto ricercato, ma anche una busta di stampe già pronta.

Ai negativi corrispondono i provini a contatto, talvolta recanti i segni per la riquadratura da effettuarsi in fase di stampa - e che oggi consentono di riflettere su cosa all’epoca veniva incluso o escluso in un fotogramma o in un servizio. Di alcuni negativi possono esistere anche delle stampe vintage conservate insieme a milioni di stampe ricevute per la distribuzione; il retro delle stampe è solitamente ricco di informazioni tra cui didascalie dettagliate per la redazione dell’articolo.

Nell'Archivio è inoltre presente una discreta raccolta di pubblicazioni e riviste utilizzate dall'agenzia per l'attività di ricerca o conservate in quanto presenti immagini edite vendute o distribuite dalla Publifoto.

Mission dell'Archivio Storico Intesa Sanpaolo

La storia dell’Archivio Publifoto Milano ha inizio nel 1943, quando la sede dell’agenzia in via Solferino 36 venne colpita dai bombardamenti che investirono la città durante la Seconda Guerra Mondiale; finita la guerra, nel 1945 Carrese avviò il riordino dei negativi recuperati fra le macerie: 10.000 scatti che documentavano il periodo del regime fascista. Verso la metà degli anni Sessanta decise di occuparsi della risistemazione dell’intero Archivio, intravedendo in esso un patrimonio culturale da consegnare alle generazioni successive. Nel 2015 è stato acquistato da Intesa Sanpaolo per valorizzarlo in quanto bene culturale nazionale. Il salvataggio dell’Archivio della più importante agenzia fotografica italiana da parte di Intesa Sanpaolo non si è fermato al solo atto di acquisto. È stato allestito uno spazio per la sua conservazione ottimale in un ex caveau della banca e sono state avviate le prime fasi di gestione da parte dell'Archivio Storico Intesa Sanpaolo.

Forte di una esperienza decennale nella gestione e valorizzazione della propria Sezione fotografica, l’Archivio Storico ha censito l'Archivio Publifoto Milano, individuato le urgenze conservative e programmato le operazioni per la sua messa a valore. Sono stati così avviati i progetti di conservazione e restauro, anche in partnership con il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” di Torino, catalogazione e digitalizzazione.

In parallelo è iniziata la valorizzazione attraverso le occasioni di didattica promosse dall'Archivio Storico (per esempio con l’Università degli Studi di Milano), le visite guidate a tema, le pubblicazioni e, dal 2019, le mostre.