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Aperte alla consultazione le carte di Innocenzo Monti, presidente della Banca Commerciale Italiana (1976-1981)
15 settembre 2026
Aperte alla consultazione le carte di Innocenzo Monti, presidente della Banca Commerciale Italiana
“L’uomo, anche in banca, resterà libero, al centro della vita, ideatore e propulsore di ogni processo creativo e produttivo, via via alleggerito dal peso di incombenze elementari, ripetitive, che entrano nel sempre più vasto campo di applicazione dell’informatica” (Innocenzo Monti, Uno sguardo alla banca del futuro, 22 ottobre 1981)
Innocenzo Monti (Salerno, 3 dicembre 1909 – Milano, 3 ottobre 1984) è stato un banchiere di profonda umanità, grande cultura e riconosciuta onestà intellettuale. La sua carriera nella Banca Commerciale Italiana inizia il 26 settembre 1927 come impiegato diciottenne presso la filiale di Cuneo; da qui avvia un percorso che lo porterà a laurearsi nel 1940 in Scienze Economiche all’Università di Torino, lavorando. Entrato nel prestigioso vivaio di giovani funzionari cresciuti da Raffaele Mattioli - al fianco di figure del calibro di Francesco Cingano, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi e Cesare Merzagora - Monti percorre ogni tappa della gerarchia aziendale fino alla nomina a presidente della Comit il 3 marzo 1976.
Nel 1932 sposa Graziella Romano (nota come Lalla Romano), all'epoca direttrice della Biblioteca Civica di Cuneo e destinata a diventare una delle più celebri scrittrici italiane. Insieme alla moglie partecipa attivamente alla Resistenza, coltivando poi per tutta la vita profonde amicizie con grandi intellettuali del Novecento, tra cui Eugenio Montale, Elio Vittorini, Riccardo Bacchelli, Sergio Solmi, Emilio Sereni, Anna Banti, Pietro Citati, Carlo Bo e Nuto Revelli. Nel romanzo autobiografico Nei mari estremi, scritto dopo la scomparsa del marito, Lalla Romano offrirà una testimonianza profondamente toccante sulla figura di Monti e sul loro legame.
Il 29 marzo 1943 viene richiamato alle armi, per poi essere congedato il 3 aprile, poiché dichiarato idoneo ai soli servizi sedentari. Continua quindi a prestare servizio presso la Comit di Torino fino al 20 marzo 1944, quando viene trasferito alla Direzione Centrale di Milano. Qui assume l'incarico cruciale di mantenere i collegamenti con le filiali del Centro e del Sud Italia — interrotti a causa della Linea Gotica — e di pianificare la riorganizzazione interna della banca in vista della ricostruzione post-bellica.
Nel 1945 viene inviato a Parma per ricostituire il Centro contabile della Comit, smembrato in conseguenza della guerra: emergono qui le doti di organizzatore che caratterizzeranno tutta la sua carriera bancaria, portandolo ad operare in particolare sulla riorganizzazione delle filiali italiane (1951) e sulla struttura dell’affiliato Banco di Credito del Perù (1953).
A partire dalla metà degli anni ’50 promuove la modernizzazione tecnologica della Banca Commerciale Italiana, che deve a Innocenzo Monti l'essere stata all'avanguardia nel dotarsi di un sofisticato sistema di elaborazione-dati.
Nel 1966 diviene uno degli otto direttori centrali della Comit con l'incarico di capo contabile generale, incarico che mantenne per un decennio. Il 3 marzo 1976 viene chiamato a far parte del Consiglio di Amministrazione della Comit e nella stessa seduta è nominato presidente, mantenendo la carica fino all'aprile 1981, quando lascia per superati limiti di età, restando membro del CdA. Nel biennio 1978-1979 è anche presidente di Mediobanca, succedendo ad Adolfo Tino.
La sua vita è costellata di importanti riconoscimenti sia livello nazionale che internazionale; diverse sono infatti le alte onorificenze che gli vengono assegnate, tra le altre la Legion d’Onore da parte del Governo francese.
Con la lettura dei suoi articoli e pubblicazioni – di cui è compendio fondamentale Uno sguardo al futuro del 22 ottobre 1981 - è possibile ripercorrere sia la sua visione teorica sull'automazione del credito sia la sua applicazione pratica. Promosse infatti l'introduzione di procedure e servizi assolutamente innovativi, come gli sportelli automatici (cash dispenser) installati su tutto il territorio nazionale, anche al di fuori delle sedi bancarie. Grazie alla "magic card" - vera e propria antesignana del bancomat - i correntisti potevano svolgere in totale autonomia operazioni come prelievi, versamenti, interrogazioni dell'estratto conto, pagamenti di utenze e girofondi.
L’automazione, secondo Monti, avrebbe portato notevoli cambiamenti positivi nel rapporto tra personale bancario e clientela: da un lato attraverso un alleggerimento delle incombenze più elementari e ripetitive per gli operatori agli sportelli, che avrebbero potuto dedicarsi con maggior attenzione e professionalità ad assistere la clientela nelle operazioni più complesse (concessione crediti, compra-vendita titoli, gestione patrimoni mobiliari, leasing, factoring); dall’altro, l’informatizzazione avrebbe determinato un abbassamento dei costi di gestione dei conti, permettendo così a una più vasta platea di persone l’accesso ai servizi bancari, fino ad allora privilegio di una parte minoritaria di popolazione. Le sue riflessioni sull’automazione coinvolgono pioneristicamente anche la posta elettronica e la realizzazione dell’archivio elettronico, diretta conseguenza della drastica riduzione della documentazione cartacea.
L’inventario delle Carte di Innocenzo Monti relative al periodo in cui ha ricoperto il ruolo prima di capo contabile (1966-1976) poi di presidente della Banca Commerciale italiana (1976-1981), è consultabile on line. Inoltre, sono stati digitalizzati a cura dell’Archivio Storico i suoi scritti ed interventi relativi per lo più all’operatività e all’automazione bancaria.
I documenti sono aperti alla pubblica fruizione presso la sala di studio dell'Archivio storico in via Morone 3, Milano.