Banca Commerciale Italiana
Rappresentanza di New York: Carte Di Veroli, 1945 - 1952
La rappresentanza di New York fu aperta nel maggio 1945, rialllaciando così i contatti con il mondo della finanza americana, interrotti con la dichiarazione di guerra tra Italia e Stati Uniti, avvenuta l'11 dicembre 1941. Si trattava di un piccolo ufficio al venticinquesimo piano dell'edificio al numero 14 di Wall Street e il primo capo fu Giorgio Di Veroli. Egli era nato a Roma nel 1890 da famiglia ebraica e trascorse la sua giovinezza a Trieste, ove frequentò la scuola evangelica; si laureò al Politecnico di Zurigo e, dopo uno stage di un anno a Berlino presso il reparto di motoristica della Orenstein & Koppel, lavorò per circa un decennio presso lo stabilimento di Vado Ligure della società Ferrotaie, di Oscar Sinigaglia, divenendone in breve tempo il direttore.
Dopo un breve periodo trascorso a Milano presso la Società Italiana di Credito, per formarsi un'esperienza anche nel lavoro bancario, e presso la Società Esercente Tubi di Ghisa di Cogoleto, si trasferì a Roma nel 1923 per entrare, con incarichi direttivi, alla Società Finanziaria per l'Industria e il Commercio, la holding di smobilizzo che aveva rilevato le partecipazioni industriali del Banco di Roma, nell'ambito del suo salvataggio.
Nel 1928 Di Veroli tornò a Trieste, dove collaborò, in qualità di consulente, con i tecnici della BCI in alcuni delicati affari. Ebbe dapprima l'incarico di esaminare, dal marzo all'agosto del 1928, i cantieri e le officine del Gruppo Cosulich, nella prospettiva di una loro profonda ristrutturazione. Durante i primi mesi del 1929 Di Veroli venne distaccato presso la sede della Sicmat, società in liquidazione del gruppo tessile Brunner, quale rappresentante della BCI nelle trattative per la moratoria dei crediti della società. Nominato direttore della Segreteria Industriale della BCI nell'ottobre 1929, fu direttore generale della Sofindit dal 1932 fino alla sua liquidazione, nel delicato momento del trasferimento del portafoglio industriale della Comit all'Iri. Di Veroli rientrò alla BCI il 1° aprile 1935, con il grado di direttore centrale, in virtù del ruolo direttivo ricoperto alla Sofindit e come riconoscimento del prestigio e della fiducia che ormai godeva presso i vertici della Banca: agì come diretto collaboratore di Mattioli e Facconi nella sorveglianza della situazione del Servizio Tesoreria e Finanza.
Egli uscì dalla BCI il 1° novembre 1938, nell'imminenza della promulgazione delle leggi razziali; dopo essere sostato in Svizzera e a Parigi, si stabilì a New York nei primi anni 40, dove nel 1945 divenne capo della Rappresentanza della BCI, carica che mantenne fino alla sua scomparsa, avvenuta il 19 novembre 1952. All'inizio del 1952 sposò Herta Bailley, già segretaria della Rappresentanza. A New York Di Veroli svolse l'importante funzione di riattivare nei primi anni del dopoguerra i rapporti d'affari dell'Istituto milanese, e più in generale del mondo produttivo italiano, con il mercato finanziario americano. Emilio Mayer, vice di Di Veroli alla rappresentanza, è stato il suo successore, fino alla sua trasformazione in filiale, avvenuta nel 1969.
Dal novembre 1953 al marzo1973 è stata erogata dalla BCI una borsa di studio Giorgio di Veroli presso l'Istituto Italiano di Studi Storici di Napoli.
Attraverso queste carte, risulta evidente lo sforzo continuo di Di Veroli di coinvolgere istituzioni finanziarie americane in operazioni della Comit: non solo per la ripresa dell'economia italiana, tramite investimenti americani in industrie del nostro paese, ma anche riguardanti altri paesi, come ad esempio per le aree sottosviluppate o per mantenimento dei rapporti commerciali con i paesi del Patto di Varsavia.
In particolare, oltre al Piano Marshall, si segnala il Prestito Eximbank erogato nel 1947 (cart. 11): oltre allo studio di carattere complessivo, emerge come la Comit abbia svolto, in alcuni momenti cruciali delle trattative per il prestito all'Italia, un ruolo importante in difesa della gestione razionale dei capitali statunitensi, a vantaggio sia di quest'ultimi che della ripresa italiana.
Copiosa è inoltre la documentazione sulla Ecor - Economic Research Incorporated (cart. 9-10), iniziativa promossa da Mattioli tra il 1949 e il 1950 (e da lui chiamata anche "Pentesilea") per lo sviluppo dell'area amazzonica, in cui è possibile ricostruire le fasi preparatorie alla costituzione della società, condotte in parte da Di Veroli; bisognava infatti convincere Nelson Rockefeller a partecipare al progetto e a trovare altri istituzioni finanziare statunitensi disposte ad aderirvi, impresa non certo facile in quegli anni; infatti il progetto si arenò. In tutte queste trattative, Di Veroli fu sempre in stretto contatto con Mattioli, come traspare dalla fitta corrispondenza tra i due (cart. 3-6); Di Veroli organizzò tra l'altro la missione di Mattioli a New York del 1948 (cart. 13).
Un posto a parte merita infine la documentazione sull'industria siderurgica italiana (cart. 12): si trova qui testimonianza di alcune iniziative concrete sostenute da Oscar Sinigaglia, presidente della Finsider ma antico capo di Di Veroli alle Ferrotaie, per garantire all'Italia un regolare approvvigionamento di materie prime, indispensabile per il funzionamento delle industrie siderurgiche, attraverso anche i rapporti con le aziende statunitensi, e a questo scopo Sinigaglia creò nel 1947 negli Stati Uniti la Vulcan Trading Corporation, come risulta evidente da questa documentazione. Nella miscellanea, collocata alla fine della serie, sono da segnalare i rapporti di Di Veroli con l'economista Lauclin Currie e il suo sostegno alle attività delle affiliate estere della Comit, compresa la finanziaria Samo.
Il materiale, collocato in sei scatole/faldone originali con l'indicazione del contenuto sulle costole, è pervenuto da New York a Milano negli anni '50, probabilmente inviato da Emilio Mayer poco dopo la morte di Di Veroli. È stato poi collocato presso gli archivi sotterranei della Direzione Centrale ed è pervenuto all'Archivio Storico alla sua costituzione, avvenuta nel 1984.
Sulla biografia di Di Veroli, si vedano:
- la rievocazione, siglata A.G. [Antonello Gerbi], apparsa sul "24 Ore" del 23 novembre1952, in cui si trova ricostruita,
con ricchezza di particolari, la vita di Di Veroli;
- la tesi di Barbara Annibaldi (relatore: Franco Amatori), Tra banca e industria, la figura e l'opera di Giorgio Di Veroli,
Università Commerciale Luigi Bocconi - Milano, a.a. 1996-1997;
- Riccardo Bacchelli, Le notti di via Bigli: quarant'anni di confidenza con Raffaele Mattioli, a cura di Marco Veglia, Bologna,
Il Mulino, 2017, compresa la scheda biografica, a cura di Francesca Gaido, alle pp. 115-116;
- Sandro Gerbi, Raffaele Mattioli e il filosofo domato: storia di un'amicizia, Milano, Hoepli, 2017, passim.
Si veda infine il catalogo dei libri posseduti da Di Veroli a New York al momento della sua scomparsa: Rare XV-XIX Century Italian Literature important bibliographies collected by the late Giorgio Di Veroli, New York, 1956.