Banca Commerciale Italiana

Rappresentanza di Roma, 1920 - 1948

segnatura
 10 Roma
struttura
2 serie
storia istituzionale e biografia
L'Ufficio della Rappresentanza di Roma venne istituito il 9 marzo 1920 per soddisfare l'esigenza, molto sentita nell'immediato dopoguerra, di avere rapporti più diretti e continui con le autorità governative e politiche, tramite un apposito ufficio in contatto quotidiano con Milano:
" L'Amministratore Delegato è assistito nello svolgimento dei rapporti con gli organi politici, tecnici e corporativi dello Stato siti in Roma, e con la direzione generale della Banca d'Italia, da un apposito ufficio di rappresentanza. L'Ufficio presta la sua opera anche ai servizi della Direzione Centrale, in quanto ad esso si rivolgano per il disbrigo di pratiche correnti, ed in casi speciali alle filiali ed affiliazioni estere" (Regolamento della Direzione Centrale, 1932, art. 52).

All'inizio la direzione della Rappresentanza fu affidata all'ingegner Pietro Fenoglio (1865-1927). Egli era stato un famoso progettista architettonico, attivo a Torino durante il periodo del Liberty d'inizio secolo. Nel 1912 era entrato alla Comit con il grado di direttore centrale e nel 1917 fu nominato amministratore delegato a fianco di Giuseppe Toeplitz, anche con la funzione di tenere i contatti con l'ambiente romano. Alla creazione della Rappresentanza si trasferì definitivamente a Roma e fu nominato vicepresidente della Banca.

Alla scomparsa di Fenoglio, nel 1927, gli subentrò il suo braccio destro Ugo Baracchi (1880-1935). Assunto dalla BCI nel 1902, era stato trasferito nel 1920 alla Rappresentanza, dopo un tirocinio presso la sede di Roma. Tenne la direzione dell'Ufficio fino al suo decesso improvviso, avvenuto nel 1935. Egli partecipò, tra l'altro, alla firma della Convenzione di Roma, stipulata il 31 ottobre 1931, che permise il salvataggio della Comit.

Gli succedettero Luigi Meinardi (già collaboratore di Baracchi), ad interim, e Massimiliano Majnoni d'Intignano. Quest'ultimo (1894-1957), laureato in legge, era entrato alla Comit nel 1920. Dopo aver lavorato alla Direzione Centrale, presso la Segreteria Estero, aveva diretto nel 1930 la filiale di Como; nel 1934 era rientrato alla Direzione Centrale presso la Segreteria Italia.
Majnoni si trovò a collaborare strettamente con Mattioli nel 1943-1945, a causa della trasformazione temporanea della Rappresentanza in Direzione Centrale per le zone liberate, ufficializzata dopo la liberazione di Roma con l'ordine di servizio del 24 giugno 1944. Nominato nel 1946 direttore centrale, si dimise dalla BCI l'anno seguente.
contenuto
Oggetti: Tutte le materie della Banca; attività politica molto intensa negli anni 1943-1945. Cfr. le schede serie.
passaggi di proprietà
Provenienza: Versamento in 6 casse di legno proveniente dall'Ufficio di Roma della Direzione Centrale.
date di versamento
1971
fonti complementari
Fonti complementari interne I rapporti tra la rappresentanza di Roma e gli uffici della Banca sono documentati in tutti i fondi della Direzione Centrale. Si vedano inoltre i carteggi di Fenoglio, Baracchi e Majnoni presenti nella Segreteria Toeplitz e nelle carte Mattioli, compresi i copialettere di entrambi i fondi. Fonti complementari esterne Archivio Centrale dello Stato, compresi i vari archivi ministeriali, Archivio Storico della Banca d'Italia - Carte Beneduce in particolare. Carte di Massimiliano Majnoni d'Intignano (nell'archivio della sua famiglia, a Marti - Pisa).
bibliografia

Guido MONTANARI, "Fenoglio Pietro", in: Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XLVI, Roma, 1996, pp.138-44.
Eduard A. SAFARIK, "Palazzo Colonna", Edizioni De Luca, Roma, 1999.
Francesca PINO, introduzione a "Segreteria degli Amministratori Delegati Facconi e Mattioli (1926-1972)", Milano, BCI, 2000, pp. LXIII e LXXXV.
Stefano MAJNONI, "Una educazione", Firenze, Lugli, 2003.
"Inventario dell'Archivio di Massimiliano Majnoni", a cura di Rita Romanelli e Valeria Ronchini, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2006.
Riguardo a Majnoni, si consulti anche la scheda del Fondo delle sue carte personali.

Sul periodo della resistenza si vedano:
"Ricordo di Raffaele Mattioli", Milano, Casa della Cultura, 1975, interventi di Giorgio Amendola e Ugo La Malfa alle pp. 22 e 63;
Giuliana BENZONI, "La vita ribelle. Memorie di una aristocratica italiana fra belle époque e repubblica", Bologna, Il Mulino, 1985;
Raimondo CRAVERI, "L'Ufficio Studi della BCI", Roma-Bari, Laterza, 1993;
Guido MONTANARI - Francesca PINO, "Mattioli e La Malfa: nuovi documenti", in AA. VV., "La cerchia milanese di Ugo La Malfa", Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004, pp. 51-77.
Tommaso PIFFER, "Il banchiere della Resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione", Milano, Mondadori, 2005.
Sandro GERBI, "Cuccia e i soldi ai ribelli", in "Il Sole 24 Ore", 24 aprile 2005, p. 32.
Giuseppe DE LUCA - M. MAJNONI , "Carteggio 1936-1957", a cura di Sebastiano NEROZZI e con introduzione di S. MAJNONI, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2007.
Angelo CALECA, "'I remi in barca': la Banca Commerciale Italiana durante la Seconda guerra mondiale", Univ. degli Studi di Firenze, a.a.2005-06.
Guido MONTANARI, Francesca GAIDO, Francesca PINO, Due banchieri nella Resistenza romana: Raffaele Mattioli e Stefano Siglienti, Milano, Intesa Sanpaolo, 2013.

Sono state consultate queste carte per la stesura dei seguenti volumi della Collana Storica della Banca d'Italia:
Marcello DE CECCO (a cura di), "L'Italia e il sistema finanziario internazionale, 1919-1936", Roma-Bari, Laterza, 1993;
Giuseppe GUARINO e Gianni TONIOLO (a cura di), "La Banca d'Italia e il sistema bancario 1919-1936", Roma-Bari, Laterza, 1993.