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Storie di vita dall'Archivio Storico Intesa Sanpaolo: Eugenio e Silvia Colorni

19 gennaio 2026

Filosofo e antifascista, Eugenio Colorni nacque a Milano il 22 aprile 1909 in una famiglia della borghesia ebraica liberale. Fin dagli anni dell'Università manifestò il proprio antifascismo, laureatosi in Filosofia con Piero Martinetti, nel 1931 in viaggio di studio a Berlino incontrò la filotrotzkista tedesca Ursula Hirschmann che diventerà sua moglie. Ritornato in Italia, nel 1933 vinse una cattedra di filosofia e pedagogia presso l'Istituto Carducci di Trieste, città nella quale strinse un'importante amicizia con Umberto Saba con cui condivideva il precoce interesse per la psicoanalisi. Dal 1937 fu responsabile del Centro interno socialista a Milano in stretto contatto con i leader fuoriusciti. Per la sua attività politica venne arrestato l'8 settembre 1938 a Trieste nel pieno della campagna per le leggi razziali e condannato a cinque anni di confino. A Ventotene con Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e la moglie Ursula Hirschmann iniziò la riflessione sulla nascita di una futura Europa unita e federale come unico strumento per un effettivo rinnovamento della politica che portò all'elaborazione del Manifesto di Ventotene, documento fondamentale dell'Europeismo federalista.  

Trasferito a Melfi nel 1941, il 6 maggio 1943, approfittando di un controllo medico a Potenza, si diede alla clandestinità. A Roma si impegnò nella Resistenza lavorando alla formazione della prima Brigata Matteotti, alla ricostituzione della Federazione giovanile socialista e alla redazione dell'"Avanti!". Si dedicò anche al consolidamento del progetto federalista, partecipando al convegno clandestino di Milano dell'agosto 1943 che portò alla nascita del Movimento federalista europeo e curando la stampa e la prefazione della prima edizione del Manifesto di Ventotene.  

Il 28 maggio 1944, pochi giorni prima della liberazione di Roma, mentre si recava ad una riunione venne colpito da un gruppo di appartenenti alla famigerata Banda Koch, muore in ospedale sotto falso nome il 30 maggio. È sepolto nel Cimitero ebraico di Milano, nel 1946 gli è conferita la medaglia d'oro al valor militare. I suoi scritti sono stati pubblicati per la prima volta, con prefazione di Norberto Bobbio, nel 1975 dalla Nuova Italia; una nuova edizione arricchita dal titolo La malattia della metafisica a cura di Geri Cerchiai è stata pubblicata presso Einaudi nel 2009 per il centenario della nascita.  

Sorella maggiore di Eugenio, Silvia Colorni nacque a Milano il 5 marzo 1908 dall'imprenditore Alberto Colorni e da Clara Pontecorvo. Laureata in Lettere alla Università di Milano, nel 1933 sposò il pediatra milanese Willy Schwarz (1908-1989). Insieme ebbero tre figlie: Laura (1934), Clara (1937) e Susanna (1940). Willy era nipote di Lina Schwarz, sorella di suo padre Gustavo, nota scrittrice e poetessa per l'infanzia. La stessa fu anche tra quanti fecero conoscere in Italia il pensiero del filosofo austriaco Rudolf Steiner, del quale tradusse molte opere. Silvia Colorni e il marito, tramite Lina Schwarz, si avvicinarono al pensiero di Steiner contribuendo dopo la guerra alla sua diffusione attraverso il gruppo milanese della Società Antroposofica d'Italia. Colpito dalle leggi antiebraiche, Willy Schwarz, di cui è citata nel fondo EGELI una domanda di discriminazione non accolta, fu costretto a lasciare la professione medica neglis ospedali pubblici e privato della libera docenza, conservando soltanto l'attività di pediatra privato per la clientela ebraica; dal 1941, fu assunto prima come consulente, poi come impiegato stabile dall'Istituto farmaceutico De Angeli.  

A causa dei bombardamenti del 1943 su Milano, prima le figlie e poi tutta la famiglia si trasferirono ad Arcisate, in provincia di Varese, dove nel 1940 Irene Cattaneo e Dante Vigevani (cugino di Willy) avevano comprato la Cascina La Monda, della quale fecero una comunità dedicata alla pedagogia steineriana e che era diventata luogo di salvezza per molti rifugiati, specie bambini; Willy faceva la spola in treno con Milano per lavorare.  

Nel settembre 1943 le notizie delle prime stragi di ebrei sul Lago Maggiore raggiunsero la famiglia ad Arcisate. Il 24, dopo un tentativo fallito di varcare la frontiera con la Svizzera, si uccise Gustavo, il padre di Willy Schwarz, che già da anni soffriva di depressione. Nei giorni successivi Willy e Silvia furono costretti a separarsi: mentre Willy veniva ospitato al seminario vescovile di Venegono Inferiore, Silvia trovava con difficoltà posto in una casa religiosa per domestiche a Varese e le tre bimbe, sole, furono accolte nel collegio Sant'Ambrogio della stessa città. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1944, Willy decise di rifugiarsi in Svizzera, a Ginevra, dove aveva ricevuto un'offerta di lavoro come pediatra al Centre Henry Dunant dell'ospedale della Croce Rossa.  

Successivamente Silvia e le figlie trovarono rifugio nel centro di Milano presso l'Istituto delle suore di Nazareth e, infine, nell'abitazione di un'amica tedesca di Silvia, Emily Bayer, che lavorava per il Comando germanico e alla quale per questa rischiosa generosità nel 2020 è stato dedicato un albero nel Giardino dei Giusti a Milano. In clandestinità, nella Milano occupata dai nazifascisti, Silvia apprese casualmente da un'amica dell'assassinio a Roma il 30 maggio 1944 dell'amato fratello Eugenio all'età di 35 anni. La famiglia Schwarz si riunì il 17 luglio 1945. Successivamente Silvia Colorni riprese il proprio posto all'interno della Società Antroposofica d'Italia, occupandosi della traduzione di numerosi scritti di Steiner e della rivista «Antroposofia», fondata nel 1946 da Rinaldo Küfferle, e da lei diretta dal 1955 fino al 1984. È morta a Milano nel 2004.

La confisca dei beni

L'11 maggio 1939 Silvia Colorni presentava all'Intendenza di Finanza la denuncia degli immobili di sua proprietà. La denuncia, o meglio, l'autodenuncia, era un atto obbligatorio per tutti gli ebrei che superavano i limiti di proprietà previsti dalle leggi del 1938. Gli immobili identificati venivano suddivisi in una quota consentita che rimaneva ai proprietari e in una quota eccedente i limiti consentiti che veniva espropriata e incamerata dallo Stato attraverso l'EGELI, un ente apposito creato nel febbraio 1939. Nell'autodenuncia erano compresi i due immobili ereditati dal padre in via Costanza 24 e in via Guido d'Arezzo 8 oltre a un'abitazione di villeggiatura a Forte dei Marmi dove la famiglia era solita trascorrere le vacanze. La denuncia era stata depositata anche a nome del fratello Eugenio, filosofo antifascista, arrestato pochi mesi prima a Trieste e condannato dal Tribunale Speciale a cinque anni di confino.

L'iter dell'esproprio era piuttosto lungo e prevedeva inizialmente una serie di verifiche catastali e notarili che spettavano al Credito Fondiario della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde; nel 1941 la quota eccedente dei due stabili venne espropriata e immessa nel possesso dell'EGELI mentre la casa di Forte dei Marmi rimase interamente alla famiglia. Dal 1942 iniziarono ad arrivare alla Cariplo le offerte di acquisto per gli immobili: nelle carte se ne conservano numerose, spesso al ribasso rispetto al valore di mercato. Tra le altre, spicca quella della cordata guidata dall'avvocato Edoardo Majno, antifascista e amico della famiglia Colorni, che possiamo verosimilmente immaginare di salvataggio. Il 20 aprile 1942 il CdA dell'EGELI deliberava la vendita dell'immobile di via Guido d'Arezzo alla Società Sangiuliano per il prezzo di 1.150.000 lire suscitando la protesta del Credito Fondiario che aveva ricevuto delle offerte d'acquisto a un prezzo maggiore; l'anno dopo, il 19 giugno 1943, a seguito di una lunga trattativa, veniva ufficialmente firmato il contratto di vendita dello stabile di via Costanza 24 a una famiglia di Merate.  

Negli anni successivi, con l'aggravarsi della persecuzione, l'intera proprietà Colorni veniva confiscata dallo Stato mentre Silvia si nascondeva e Eugenio partecipava alla Resistenza. Solo nel giugno 1946 gli atti di vendita furono annullati e la proprietà rientrò totalmente nelle disponibilità di Silvia Colorni e di Ursula Hirschmann, vedova di Eugenio "ucciso per rappresaglia sulla pubblica via in Roma" da forze di polizia nazifasciste.

 

La documentazione relativa all'esproprio dei beni della famiglia Colorni è conservata nelle pratiche EGELI del patrimonio archivistico della Cariplo, il cui inventario è consultabile on line nella pagina Progetto "EGELI".