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Storie di vita dall'Archivio Storico Intesa Sanpaolo: Carla e Rinaldo Levis
12 gennaio 2026
Carla e Rinaldo Levis erano figli dell'avvocato Augusto Pacifico Levis e di Elena Luzzati: Carla era nata il 22 gennaio 1910, mentre Rinaldo l'8 agosto 1913. Nel marzo 1919 il padre aveva ottenuto di cambiare il cognome proprio e dei suoi figli da Levi in Levis. Carla si era laureata in Lettere e nel 1932 aveva superato il concorso per l'insegnamento di italiano, storia e latino e l'anno successivo risultava docente presso l'Istituto magistrale Tenca di Milano sui Bastioni di porta Volta. Nello stesso 1933 aveva sposato a Milano l'avvocato torinese Gastone Artom e con lui si era trasferita sotto la Mole; Gastone era laureato in Giurisprudenza in Scienze Politico-Amministrative e dal 1936 risultava iscritto all'albo dei procuratori legali come avvocato civilista; il 7 aprile 1937 era nato a Torino l'unico figlio della coppia, Auro Donato Augusto Artom. Con le leggi del 1938 Carla venne espulsa dall'insegnamento mentre il marito dal Partito Nazionale Fascista, dove era iscritto dal 1928, e dalla professione legale. Per cercare nuove opportunità lavorative e di vita la famiglia ottenne un visto per l'Argentina e partì dall'Italia il 12 dicembre 1939. Si trasferirono in un paese a 750 km da Buenos Aires dove acquistarono una proprietà terriera e fondarono, grazie ad alcuni amici e finanziatori, una società per lo sviluppo agricolo e l'allevamento del bestiame, concentrandosi sull'allevamento intensivo dei maiali; nonostante una formazione completamente diversa approfondirono la materia riuscendo da soli, per la carenza di veterinari, ad utilizzare nell'allevamento tecniche di medicina preventiva, cure veterinarie e, più raramente, anche tecniche chirurgiche. Dopo la fine del Fascismo Artom fu vice-console italiano della provincia di Cordova e ricoprì incarichi di rappresentanza (Banco di Sicilia, Assicurazioni Generali, Navigazione Italia), ritornando in Italia solo nel 1949 per ragioni familiari. Nonostante la riammissione all'albo, abbandonò l'attività legale per dedicarsi all'imprenditoria.
Rinaldo, invece, fino alle leggi razziali aveva fatto parte dei Gruppi Universitari Fascisti, era stato capomanipolo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e iscritto al PNF dall'età di vent'anni. Dopo il diploma di liceo classico e due anni di Giurisprudenza aveva preferito la carriera militare e, grazie anche alla dimostrazione delle sue qualità alpinistiche e sciistiche, attestate dal Club Alpino Italiano di cui era tesserato, era stato accettato tra gli Alpini, pur non essendo tra le reclute appartenenti a mandamenti di reclutamento. Dopo il corso per allievi ufficiali di complemento, nel 1934 era stato assegnato, come sottotenente di complemento nell'Arma di fanteria, al secondo Reggimento alpini per il servizio di prima nomina. Volontario, aveva combattuto nella Guerra d'Etiopia ottenendo una croce al merito di guerra. Allontanato dall'esercito dalle leggi del 1938 era rimasto a vivere in Africa risultando in quegli anni residente tra Asmara e Addis Abeba. Non abbiamo notizie di come lui e i genitori siano riusciti a sopravvivere alle persecuzioni.
La confisca dei beni
"Un blocco di 9 bastoni, 3 fioretti, sciabole, 2 cartuccere, 2 pugnali, 2 scudisci, bandoliera, attacco per sci, 1 paio di pattini a rotelle, 1 paio di pattini per ghiaccio" sono questi alcuni degli oggetti confiscati in piazza Aquileia 22 nell'abitazione signorile della famiglia dell'avvocato Augusto Pacifico Levis. Un'abitazione tipica della borghesia milanese con la sala da pranzo in legno di noce, il salotto damascato e i paesaggi di montagna appesi alle pareti. Una casa ormai disabitata, senza traccia dei suoi proprietari se non in quelli oggetti: le divise militari del figlio Rinaldo, i libri della figlia Carla, le antichità giapponesi. I beni erano stati dichiarati da confiscare il 25 maggio 1944 dall'allora capo della provincia di Milano Piero Parini, lo stesso che si sarebbe dimesso in agosto pochi giorni dopo la fucilazione per rappresaglia dei quattordici martiri di piazzale Loreto. Circa due mesi dopo, il 13 luglio 1944, Mario Barberis, il direttore del Monte di Credito su Pegno nel cui magazzino i beni erano stati portati, avvisava l'EGELI che l'Italien Stab Rauk, il Comando germanico di Marina e di Trasporto, aveva richiesto i mobili per arredare la propria sede di via Ariosto 32 e che lo stesso Parini aveva prontamente acconsentito. Nei mesi successivi altri mobili vennero trasportati a San Pellegrino Terme presso Villa Speranza, sede del Ministero dell'Agricoltura e Foreste della Repubblica Sociale Italiana e a Milano in alcune case private. Nel 1945 il nuovo capo della provincia, il famigerato Mario Bassi li smistava a varie persone con la scusa di allestire un centro sfollati presso le Scuole di via Gentilino, mai aperto, e, ancora, pochi giorni prima della Liberazione il 16 aprile 1945 un maresciallo della X Mas, si portava a casa un "cuscino per salotto" dei Levis.
Non è l'unico caso: le pratiche EGELI della Cariplo e, soprattutto, quelle del Monte di Credito su Pegno di Milano documentano spesso le richieste pressanti di gerarchi e varie autorità, la concessione di arredi e oggetti a funzionari, militi fascisti, supposti profughi e sfollati, la brama di appropriarsi di cose e case degli ebrei costretti a fuggire e nascondersi o catturati e mandati a morire.
Nel dopoguerra, al rientro di Levis e della sua famiglia alla vita libera, toccò ad Augusto riconoscere e ritirare i pochi mobili che erano rimasti nel magazzino del Monte di Credito su Pegno; gli altri arredi e oggetti furono restituiti solo in parte alla figlia Carla dopo la morte del padre, ad Acqui il 15 febbraio 1948. Degli arredi conservati nella sede del Comando tedesco non si ebbe più notizia, mentre comunque il Credito Fondiario, nel 1949, si assicurava da parte della famiglia il pagamento di 15.000 lire come compenso per la gestione dei beni.