Storie

Segre & Schieppati. Un racconto dalle carte del Fondo EGELI

Tra le diverse aziende di proprietà ebraica confiscate in Lombardia dall'EGELI (Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare) attraverso il Credito fondiario della Cassa di risparmio delle provincie lombarde raccontiamo la storia dell'azienda di tessuti Segre & Schieppati, l'azienda di famiglia della nostra amata senatrice a vita Liliana Segre. La Segre & Schieppati nasce a Milano nel 1897 ad opera di Giuseppe Segre, che fonda, insieme agli amici Schieppati e Dacono, un'impresa di tessitura, tintoria e finissaggio di tessuti mettendo a frutto l'esperienza lavorativa acquisita presso le filande. Dopo la Prima guerra mondiale, con l'abbandono di Angelo Schieppati, che mantiene comunque ottimi rapporti con il vecchio socio Segre, fanno il loro ingresso nell'azienda i suoi due figli Alberto e Amedeo. Il primo, laureato in Economia e Commercio all'Università Bocconi, si occupa del settore amministrativo; il secondo, che il padre aveva mandato da giovane a frequentare la scuola di tessitura in Germania, prende in carico il ramo commerciale. L'azienda lavora con profitto diventando un punto di riferimento tra i produttori di calzature e pelletteria per la qualità dei propri tessuti e la serietà dei titolari. L'attività commerciale si svolge nella sede di via Illica 5 nel centro di Milano dove Liliana, figlia di Alberto, ricorda di aver passato tante ore felici da bambina nascondendosi tra le pezze di tessuti. All'inizio delle persecuzioni antisemite i forti legami tra i dipendenti e la proprietà permettono di fare fronte alle difficoltà e per qualche tempo l'azienda rimane attiva, ma, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana e l'intensificarsi delle persecuzioni antiebraiche, è costretta alla chiusura. Intanto i Segre cercano di trovare scampo: il magazziniere dell'azienda Luigi Strada accompagna Liliana da Milano a Castellanza, dove si nasconde per qualche tempo presso amici di famiglia; Amedeo riesce a nascondersi in campagna, mentre Giuseppe, ormai anziano e malato, e la moglie Olga Loevvy vengono fatti trasferire dal figlio Alberto a Inverigo in provincia di Como, dopo aver avuto rassicurazioni dal podestà locale che, in quanto anziani, non avrebbero avuto problemi. Solo dopo aver sistemato i propri genitori Alberto, ricongiuntosi con la figlia Liliana, tenta di attraversare la frontiera svizzera. Nel dicembre 1943 i due vengono però respinti dalle guardie elvetiche, sono arrestati a Selvetta di Viggiù e deportati il 30 gennaio 1944 ad Auschwitz. Nel 1944 anche l'azienda viene confiscata dal regime attraverso l'EGELI e liquidata con la vendita all'asta delle poche attrezzature rimaste. Alla fine della guerra Amedeo, unico sopravvissuto della famiglia con la nipote, riprende i contatti con i vecchi fornitori e con l'aiuto dei soci Treccani Degli Alfieri e Santamato riattiva la società: non ci sono più le forze economiche per ricreare la parte produttiva e quindi ci si concentra sull'aspetto commerciale. Negli anni successivi l'azienda ridiventa punto di riferimento nella pelletteria e nelle calzature di alta gamma, con incursioni anche nei settori dei tessuti per l'arredamento e l'abbigliamento. Nel 1981 entra in azienda anche Liliana Segre, che aveva già espresso più volte il desiderio di impegnarsi nell'attività di famiglia anche negli anni passati, trattenuta da un certo atteggiamento tradizionalista dello zio, che muore nel 1986. Iniziando dalle attività più semplici assume completamente la gestione della società in un periodo di grande espansione del settore con l'aiuto, dagli anni Novanta, della figlia Federica Belli Paci. L'azienda chiude nel 2015 conservando il proprio marchio e l'archivio dei prodotti che è stato dato in gestione alla Tessitura Attilio Imperiali.