Storie

Passo d'Addio. In ricordo di Carla Fracci

27 maggio 2021

E' il 6 marzo 1955, la prima recita della Sonnambula di Bellini è appena terminata, a seguire il "passo d'addio" delle licenziande della scuola di ballo del Teatro alla Scala chiude la serata. In un trionfo di bianco e argento debuttano le stelle nascenti della danza, tra timori ed entusiasmi, desiderose di quel pubblico dal quale sono intimidite ma incitate anche a dare il meglio di sé. Tra loro quella che già dagli esordi nella scuola è parsa essere la grande promessa della danza italiana: Carla Fracci (20/08/1936-27/05/2021).

Sono gli anni dei grandi alla Scala, sia nell'opera che nel balletto, dell'esserci ancora di quei maestri che hanno fatto il Novecento della musica, come Bruno Maderna e Banjamin Britten, della carriera di incredibili cantanti, una per tutti, Maria Callas.

Dopo quella serata, per Carla sarà una salita continua, non solo per lo studio e il perfezionamento, ma soprattutto per il conquistare, passo dopo passo, i traguardi più importanti per una danzatrice di livello internazionale.

A cominciare dal primo grande momento, a Nervi, nel 1957, per il "pas de quatre", una rievocazione di quello andato in scena a Londra nel 1845 nel quale erano presenti le quattro grandi étoiles viventi. E' la prima pietra su cui fonda la sua ascesa. Poi l'incontro con Benjamin Britten, nello stesso anno, per il quale ballerà Il Principe delle Pagode e, a pochi mesi di distanza, danzatrice e mimo nella Cenerentola di Prokofiev.

La prima consacrazione internazionale arriva nel 1958 quando, ospite con la Scala al London's Festival Ballet di Edimburgo, la critica inglese le tributerà grandi onori, esaltandone la vivacità e l'ottima tecnica, dandole appuntamento già all'anno successivo.

Da questo momento, Carla Fracci acquista uno spessore sempre più internazionale, porta anche oltre oceano quell'eleganza e quel virtuosismo che solo una compenetrazione totale nel personaggio riesce a suscitare. Il suo è uno stile eccellente, senza fronzoli, alimentato dalla semplicità della gioventù, ma soprattutto dall'innata spontaneità.

E' giovane, ma può contare sulla sicurezza che le dà il poter collaborare con il Teatro alla Scala, che è stato la sua scuola - anche di vita - ed è rimasto sempre la sua casa. Lì si è formato il suo temperamento romantico, la sua leggerezza di interpretazione, mentre nelle tournées ha trovato quel tonico necessario per continuare a fare passi avanti e scoprire nuove energie.

Poi l'incontro con Rudolf Nureyev, a metà degli anni '60, quando collaborarono assieme a Erik Bruhn al Teatro dell'Opera di Roma. Nureyev, formatosi con Margot Fonteyn, prima ballerina del Royal Ballet, trova in Carla la sua stella polare, una danzatrice flessuosa, ma incapace di certe rappresentazioni quasi fotografiche che, a detta del grande interprete russo, certe coreografie esigevano assolutamente. Di qui gli scontri, che hanno portato però ad un rapporto ancora più stretto: di lui, la Fracci diceva che richiedeva una grande disciplina, bisognava saper stare sulle proprie gambe e prepararsi in maniera adeguata per poterlo aiutare. Tutto l'opposto di Erik, con il quale la Fracci aveva costituito una coppia artistica di grande complicità e valore: lui la sapeva mettere in luce, le dava fiducia e sicurezza, mentre Nureyev le ha sviluppato la grande tecnica che le ha permesso di superare tutte le sfide che la carriera le ha posto di fronte.

Il balletto è visione, movimento, esteriorità, che vengono però da dentro, da quell'insieme di emozioni, da quell'essere ciò che si danza, che l'interprete riesce a sentire e quindi trasmettere al pubblico.

Nei lunghi anni di carriera di Carla Fracci, questa spinta interiore non è mai mancata, così come non è mai cessato il desiderio di formare nuove generazioni di ballerini, di affrontare nuovi ruoli, non ultimi quelli della prosa e della recitazione anche accanto ad artisti al di fuori del mondo della danza e della musica cosiddetta "colta".

E nel suo passo d'addio, compiuto in silenzio, con levità, ritroviamo la donna e la ballerina, nel suo essere sempre quel personaggio romantico e flessuoso che volteggiava sulla scena, nel suo sguardo che nulla fa trasparire della donna, nei suoi gesti che tutto raccontano della sua passione per la danza, di quel sacro fuoco che, dopo tanto ardere e riscaldare, si è spento.