Storie

Ma che musica Maestro! Omaggio a Raffaella Carrà dall'Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

05 luglio 2021

Il tram della linea 1 scampanella insistentemente in via Manzoni all’indirizzo di una ragazza in posa per una fotografia proprio sui binari: “’sti giôin, varda che roba!” [guarda che roba, questi ragazzi!] esclama il tranviere mentre rallenta bruscamente la marcia. La ragazza sorride e con quattro passi svelti raggiunge il marciapiede nei pressi del Grand Hotel et De Milan.

E’ un’attrice esordiente, - ha avuto già alcuni ruoli nel passato come attrice-bambina-, ma il suo sogno è quello di recitare accanto ai grandi della cinematografia italiana per questo, si è diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e ha iniziato subito la carriera.

E’ una ragazza moderna, semplice, frizzante, come lo sono le ragazze degli anni ’60, desiderose di libertà e di una vita nuova, centrata su se stesse come donne e non rinchiusa in quei ruoli e stereotipi che hanno definito la figura femminile fino a quel momento.

Al rientro a Roma l’aspetta una intensa attività tra cinema e teatro, ma nonostante le buone premesse non farà l’attrice. Il suo ruolo, quello più importante, lo interpreterà nel mondo delle donne.

Il Bel Paese è, in quegli anni, in una fase di sofferta transizione e grave crisi economica e politica: nel 1964 corrono addirittura le voci di un possibile colpo di stato ai danni del governo Moro. Dopo dieci anni dalle prime trasmissioni, la televisione inizia a cambiare le abitudini delle famiglie italiane, sempre più in casa, sempre più silenziose davanti al grande schermo in bianco e nero che inizia a proporre modelli di vita e di donne che fanno sognare e si desidera imitare.

Forse, per la “ragazza di via Manzoni”, tutte queste cose sono solo notizie da leggere sui rotocalchi: non sa ancora che nel grande movimento rivoluzionario degli anni ’60 lei avrà un posto importante. Nei costumi seicenteschi della commedia musicale sceneggiata Scaramouche, accanto a Domenico Modugno, è ancora così lontana da quello che sarà in grado di fare per le donne italiane, ma vicina a quello che diventerà nei decenni a venire.

La sua sarà una rivoluzione senza clamori, senza lotte, senza parole fuori posto, ma incisiva, fatta di naturale semplicità, che tutte le donne potranno comprendere, imitare e fare propria. Con i suoi vestiti, che finiranno per non seguire più la moda, seducenti, ma mai volgari, con un loro proprio stile, lancia un messaggio di libertà all’universo femminile: “fate ciò che vi sentite di fare e non pensate agli altri”.

Il corpo delle donne diventa qualcosa da vivere in primo luogo dalle donne stesse, non è più qualcosa di peccaminoso né di censurabile, è uno strumento per comunicare, è naturalezza, è allegria, è libertà senza volgarità.

Con il passare del tempo la ragazza, ormai donna, comprende le potenzialità della sua persona e si spende, oltre che per il mondo femminile, anche per altre cause. Lei, che non ha avuto figli, sarà la donna che lancerà la prima campagna di adozioni a distanza, che darà a migliaia di bambini la possibilità, se non di avere una famiglia, almeno di poter essere sostenuti nella loro crescita e nello studio.

Perché amava la famiglia, lei, che era vissuta senza il padre in un ambiente solo femminile. Forse, proprio per questo, è stata fra i primi a capire l’importanza del legame familiare in sé e non della sua forma, diventando ben presto punto di riferimento per le nuove famiglie “arcobaleno”.

E’ stata amica di milioni di donne pur non conoscendole, ha dato loro consigli su come acquisire padronanza di sé senza diventare padrone, ha raccontato loro della bellezza di piacere e piacersi, di sentirsi ed essere libere. Ha avuto attenzioni anche per i ragazzi: alla ricerca di una loro identità, trovavano nelle sue parole quelle risposte che forse nessuno, meglio di lei, avrebbe potuto dare loro. Perché erano naturali, sincere, semplici.

Con il suo impegno e la sua dedizione, ha dimostrato che lavorando sodo si vincono le battaglie, si mantiene la propria dignità personale e professionale, si può avere lo stesso stipendio di un uomo in anni in cui, ancorché nei pressi del nuovo millennio, ancora esistono delle differenze ingiustificate tra gli stipendi delle donne e quelli degli uomini.

Era una donna che sapeva intuire: percepiva i bisogni, gli interessi degli altri e sapeva mettersi in gioco senza timori per soddisfarli, sicura della sua preparazione e della sua spontaneità. Amava ballare e nelle sue movenze c’era tutta l’energia vitale del sentirsi a posto con se stessi e con gli altri, il desiderio non di emergere ma di donarsi, con le braccia spesso protese in avanti alla ricerca di un abbraccio universale con tutte le persone che la stavano guardando. Milioni di persone.

Perché la “ragazza di via Manzoni” è diventata Raffaella Carrà, la più grande soubrette della televisione italiana, quella del Tuca-Tuca, dell’ombelico in mostra davanti alle telecamere, del gioco dei fagioli, delle Carrambate, ma soprattutto la donna che ha dato un volto nuovo alle donne.