Storie

"Italiani, aiuto per gli italiani". 70 anni fa l'Alluvione del Polesine

14 novembre 2021

La storia del Grande Fiume e quella della sua gente scorrono insieme, nelle giornate del mondo agricolo e industriale della Bassa e del Polesine e nelle pagine di scrittori come Giovannino Guareschi, che il Po e le sue piene li ha raccontati su "Candido" a partire da appena dopo la guerra assieme alle vicende di Don Camillo e Peppone.

Quella del 14 novembre 1951, però, non è la solita rotta, è qualcosa di eccezionale, che si verifica statisticamente tre volte ogni mille anni e nella sua rarità di evento è anche straordinaria per il livello raggiunto dal fiume. Dopo giorni di piogge incessanti, le inondazioni iniziano nella Bassa, nel Cremonese, per poi raggiungere la zona di Occhiobello nel Polesine, dove gli argini vengono rotti in tre punti provocando l'alluvione più grave ed improvvisa che si ricordasse a memoria d'uomo.

Un treno accelerato proveniente da Venezia è fermato appena prima di raggiungere la stazione di Occhiobello da un intrepido manovratore che, fanale e bandiera rossa alla mano, si avventura sui binari ormai invasi dall'acqua e riesce ad evitare che il convoglio venga portato via dalla piena. La circolazione viene interrotta immediatamente su tutte le linee.

Al teatro di Rovigo si dà lo spettacolo "Johnny Belinda" e gli attori si chiedono come mai gli spettatori siano tutti ammassati nel loggione e la risposta arriva tanto rapida quanto chiara: se arriva la piena allagherà la platea.

Il Polesine diventa progressivamente un lago, di settanta chilometri per venti, le case - quelle ancora in piedi - sembrano scogli, isole, fantasmi sperduti nel grigio dell'acqua che le avvolge furiosa. Gli abitanti sono costretti ad abbandonare il territorio con mezzi di fortuna che per alcune famiglie si trasformeranno in mezzi di disgrazia con i quali periranno inghiottiti dalle acque. Al calare delle tenebre si odono i muggiti disperati del bestiame, gli ululati dei cani, lo sciabordio delle acque sui muri delle case, i colpi di fucile di chi è intrappolato su argini e tetti in cerca di aiuto.

I primi a lanciare l'allarme sono i radioamatori che, in un messaggio che rimbalza da un'antenna all'altra, parlano di inondazione grave e progressiva mancanza di comunicazioni telegrafiche e telefoniche.

Le notizie si rincorrono e raggiungono i giornali e la INCOM, l'Industria CortiMetraggi, fondata da Sandro Pallavicini nel 1938, che produce il cinegiornale "La Settimana INCOM" e farà di questa catastrofe naturale un evento mediatico, ma avrà anche un ruolo fondamentale nel portare aiuto nelle prime ore dell'inondazione.

Il suo elicottero sarà infatti il primo a sorvolare le zone allagate e a fornire le immagini dell'alluvione in tutta la sua gravità che il pubblico potrà già vedere in un cinegiornale del 16 novembre. Mentre gli operatori documentano la tragedia, fungono anche da punto di riferimento per delineare la situazione e dare un primo aiuto, recuperando persone in pericolo, ritrovando dispersi, individuando famiglie bloccate sui tetti delle loro abitazioni.

Le immagini della INCOM raccontano luoghi e persone che fino a quel momento erano pressoché sconosciute al resto d'Italia, ignara di avere sulla propria tavola prodotti come il riso e lo zucchero che provenivano proprio da quelle zone. Luoghi dove ci sono ancora villaggi dove le persone non posseggono nulla, vivono in case dove i mattoni si usano solo per il focolare e per il camino, dove si dorme in otto per stanza e le donne hanno dai nove ai diciotto figli, si beve l'acqua dei canali, si mangia ciò che si pesca e il riso delle risaie padronali. I bambini dai nove anni in su lavorano nei campi, l'analfabetismo è al 90%. Ecco allora che lo slogan lanciato nei cinegiornali "Italiani, aiuto per gli italiani" è quanto mai appropriato e va dritto al cuore della gente.

Poi sarà la volta della radio, che avrà un ruolo importante nelle prime raccolte fondi per gli oltre centomila sfollati del Polesine. Il programma "Catena della Felicità", che va in onda dal 1947 il 23 dicembre per sostenere progetti dedicati all'infanzia che soffre, viene anticipato alla sera di sabato 17 novembre: la voce di Vittorio Veltroni - padre del parlamentare Walter - interrompe le trasmissioni per chiedere l'adesione alla "Catena della Fraternità", con la quale la RAI raccoglierà 120 milioni di lire nel giro di due giorni e generi di prima necessità come vestiario, lenzuola, coperte, che partiranno coi camion dalla sede di Torino.

Radio Losanna, emittente della Svizzera Italiana, attraverso la voce di Roger Normand, l'ideatore della "Catena della Felicità", rivolge un appello alla solidarietà e al sostegno alle radio di Belgio, Francia, Austria e America, che non tardano a inviare aiuti.

Collateralmente si formano comitati di aiuto e soccorso, come quello che fa capo al Consiglio Provinciale di Milano del quale è presidente Giordano Dell'Amore, futuro presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. E proprio la Cariplo sarà tra le prime banche, sollecitate dall'Associazione Bancaria Italiana, a deliberare 28 milioni di lire di contributi distribuiti al Comitato Provinciale di Milano, a quello di Casalmaggiore, alla Federazione Opera Nazionale Mutilati e Invalidi di Novara, più 7 milioni raccolti dai dipendenti. Cinque milioni sono inviati anche alla Pontificia Commissione di Assistenza delle Tre Venezie assieme ad un automezzo con viveri e vestiario per un valore di 1.200.000 lire.

A seguire anche il Banco Ambrosiano invierà il contributo fissato dall'ABI in 200 lire per ogni milione di mezzi amministrati al 31 dicembre 1950, per un totale di circa 7 milioni di lire che comprendono anche un contributo in risposta all'appello del cardinale Schuster di un milione, 550.000 lire vengono invece versate al Comitato Provinciale di Milano e 100.000 a quello Comunale di Monza.

Ma c'è una banca del Gruppo che è stata direttamente coinvolta dalla catastrofe: la Banca Cattolica del Veneto. Le sue agenzie rimangono aperte fino all'ultimo, gli impiegati al lavoro, i familiari a casa a cercare di fare fronte alla piena preparando sacchetti di sabbia e terra con i quali proteggere le proprie abitazioni. Nell'agenzia di Adria, il direttore passa dalle case dei suoi impiegati e dà loro dei piccoli prestiti sulla fiducia per fare fronte alle prime necessità seguenti lo sfollamento, perché sia lui che molti impiegati non lasceranno i locali dell'agenzia. Vengono portati al sicuro i libri contabili, mantenuti i contatti con i clienti, sia sfollati che ancora presenti in zona, la banca diventa l'ultimo e l'unico punto di riferimento in una terra che ha visto andare via quasi tutti. Lo stesso vale per la città di Rovigo, che ringrazierà per la presenza e la disponibilità del personale, in particolare del direttore che si farà carico di compilare la lista degli impiegati sinistrati che la banca aiuterà nella ricostruzione.

Intanto Pallavicini porta i filmati della INCOM negli Stati Uniti, raccolti sotto il titolo "Piogge di Terrore" ("Rains of Terror") che Frank Gervasi - corrispondente del Washington Post per il Piano Marshall in Italia - utilizzerà per confezionare un documentario di 12 minuti dal titolo "Storm over Italy", facendo così conoscere anche oltreoceano quella che già si inizia a chiamare l'Alluvione del Polesine.

L'8 dicembre, un giovanissimo Corrado Mantoni introduce in radio uno speaker che legge una preghiera di augurio alla gente del Polesine, mentre l'anno 1952 si apre con il saluto di Eduardo De Filippo che in un cinegiornale INCOM sollecita aiuti affinché i profughi possano rientrare il prima possibile nelle proprie case.

L'impegno dei media di quell'epoca non si ferma al momento dell'emergenza: in un anno saranno girati dalla INCOM oltre cento filmati che faranno il giro del mondo e racconteranno il rientro dei primi profughi già dopo pochi mesi e tutto il percorso della ricostruzione. Il linguaggio ricorderà quello usato nei conflitti, con espressioni come "la natura ci ha dichiarato guerra", oppure "nelle trincee del Polesine" per poi concentrarsi sui termini della ricostruzione, del rientro, delle nuove case, degli aiuti.

Il ruolo di cinegiornali e radio fu tanto importante quanto quello di operai e tecnici della ricostruzione. La loro presenza nelle ore immediatamente successive al disastro ha consentito di avere con una rapidità inconsueta un chiaro quadro della situazione e coordinare i soccorsi al meglio possibile, ha costruito un ponte ideale tra il Polesine e il resto d'Italia stimolando e agevolando l'invio di aiuti economici e di mezzi di sussistenza, ha documentato le fasi della ricostruzione con gli interventi del Governo e dei suoi rappresentanti. I media dell'epoca sono stati quindi pionieri di quelle campagne di solidarietà che oggi fanno di radio e televisione i loro canali privilegiati, insieme alle migliaia di fotografie scattate dalle agenzie e da reporter indipendenti. Esse documentano luoghi, ma soprattutto volti e famiglie che entreranno a far parte della storia del nostro Paese e che l'Archivio Publifoto oggi permette di conoscere e apprezzare per la loro forza d'animo e il loro coraggio.