Storie

Il Teatro alla Scala, "piazza" della Cultura musicale

07 dicembre 2021

In occasione della serata inaugurale del Teatro alla Scala, ripercorriamo i rapporti delle banche con il Teatro. A questo excursus tra immagini e documenti dell'Archivio Storico Intesa Sanpaolo, si aggiunge l'approfondimento precedente nella sezione Storie del sito e la mostra fotografica in corso alle Gallerie d'Italia di Milano Prima della Prima. Il rito dell’inaugurazione della Scala nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Il Teatro alla Scala ha rappresentato per Milano, sin dalla sua fondazione, un punto centrale della cultura e della vita cittadina.
Recarsi alla Scala, nell’800, aveva però un significato che andava ben al di là del seguire lo spettacolo: i palchi, in proprietà o in affitto alla nobiltà prima e anche all’alta borghesia industriale poi, erano luoghi di incontro per affari, conoscenze, intrighi, pettegolezzi. Le rappresentazioni avevano un procedere molto diverso da quello attuale, in una sala che non era mai al buio perché non era possibile accendere e spegnere le candele, dove si mangiava durante lo spettacolo e il chiacchiericcio imperversava durante quella che era una lunga serata tra palchi e foyer. 

Per questa sua centralità, il Teatro ha rappresentato da subito un elemento di interesse per quelle che erano già grandi banche protagoniste dell’economia non solo del territorio lombardo: la Cassa di Risparmio e la Banca Commerciale Italiana. 
Sin dai primi del Novecento, infatti, sono stati molteplici e a volte anche importanti, i contributi erogati a favore del Teatro per le sue attività e la sua gestione. Decisivi, però, sono stati i passi compiuti negli anni ’20, prima dalla Banca Commerciale Italiana, con un contributo di un milione di lire diviso in cinque erogazioni annuali e poi con Cariplo.  
La motivazione per queste erogazioni, che descrive bene la percezione a livello istituzionale che si aveva della Scala a Milano, è indicata in un verbale della Commissione Centrale di Beneficenza della Cariplo del 30 dicembre 1921. In un acceso dibattito, emergono quelli che si possono definire i pilastri sui quali poggiare il sostegno ad un teatro che, in apparenza, potrebbe non solo non avere bisogno di denaro, ma anche non essere poi neanche frequentato dalla gente comune. 
In quegli anni, e per molto tempo, i biglietti di opere, balletti e concerti, non erano alla portata della classe media, in particolare dei lavoratori. Questo elemento era stato, quel dicembre del ’21, l’oggetto del contendere relativamente all’erogazione di un contributo di centomila lire – una cifra considerevole per l’epoca – da destinare a quello che era diventato un Ente Autonomo. Dopo l’Unità d’Italia, infatti, la gestione del teatro era passata alla municipalità che in un’occasione dovette sospendere il proprio contributo obbligando di fatto il Teatro a chiudere per quasi un anno, dal dicembre 1897 al dicembre 1898. Alla fine del 1918, palchettisti e Comune rinunciano a qualunque diritto di proprietà e nasce l’Ente Autonomo del Teatro alla Scala che si finanzierà con contributi comunali, statali, ma anche di privati, istituzioni e con sottoscrizioni pubbliche, facendolo diventare, a tutti gli effetti, il “teatro dei milanesi”. Quei milanesi, però, che se lo potevano permettere.  

Durante la riunione, viene però messo in evidenza come la Scala faccia parte di una sorta di rete istituzionale di enti deputati all’arte e alla cultura, della città in primis, ma anche d’Italia. Inoltre, a prescindere dalla missione definita nello statuto del Teatro di “offrire al popolo spettacoli di livello” attraverso rappresentazioni a prezzo popolare ma di qualità, la Scala genera un indotto notevole, quindi dà lavoro a molte persone dentro e fuori la città; in più è scuola di formazione per cantanti, musicisti e ballerini. Partendo da queste considerazioni viene erogato il contributo e data una forma ufficiale e non estemporanea al sostegno del Teatro da parte di Cariplo attraverso contributi diretti e concessioni di mutui. 
Anche la Banca Commerciale ha sempre mantenuto la continuità nell’erogazione di fondi al Teatro, ma anche di aiuti concreti, come quando nel gennaio 1922 consentì l’allaccio all’impianto elettrico Edison presente nella sede di piazza Scala per dare luce durante le prove in seguito alla carenza di energia elettrica disponibile. 

E infine non si puà tralasciare il ruolo delle banche nella pronta ricostruzione del Teatro dopo i bombardamenti del 15-16 agosto 1943, come il contributo straordinario a fondo perduto della Cariplo per consentire la ripresa dell’attività artistica (ottobre 1943).

Questi rapporti così stretti con il Teatro, fanno sì che diventi una sorta di appendice alle attività delle banche stesse: il suo palcoscenico, calcato dalle più belle voci del secolo, accoglierà i passi di presidenti e direttori generali in occasione delle grandi celebrazioni sia di ricorrenze legate alle banche, sia di eventi per i quali gli istituti di credito hanno dato patrocinio e contributi, come il Centenario delle Cinque Giornate (1948 con un’erogazione al Museo Teatrale) o le celebrazioni dantesche del 1965 con una cerimonia promossa dal Banco Ambrosiano presente Tommaso Gallarati Scotti. A seguire, il 150° anniversario della Commissione Centrale di Beneficenza della Cariplo (1966), la privatizzazione della Banca Commerciale Italiana (1994), il centenario del Banco Ambrosiano Veneto (1996).  
Del Teatro alla Scala si parla anche negli house organ, in particolare della Cariplo, dove viene ripercorsa la storia del teatro, ma sono anche riportate immagini e resoconti di quelle grandi adunanze che avvengono in quella che è stata, per un certo periodo, quasi una seconda casa dell’Istituto. 

Alla Scala le banche dedicano poi anche alcuni dei volumi delle collane editoriali di arte e musica, iniziando da Cariplo con il volume di Carlo Gatti “Il teatro alla Scala nella storia e nell’arte” del 1964, passando per il ciclo del Banco Ambrosiano “Le Capitali della Musica – Milano” del 1984 in collaborazione con l’associazione Amici della Scala e all’attuale “Vox Imago” con un ciclo dedicato all’opera e ai grandi teatri italiani tra i quali anche la Scala. 

Quella del Gruppo Intesa con il Teatro alla Scala è quindi una collaborazione stretta, in continuo mutamento e crescita, per portare avanti lo spirito di cultura e milanesità che il Teatro, nonostante la sua internazionalità, ancora sa rappresentare.