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30 anni senza Gino Bramieri. In Comit le sue prime barzellette

18 giugno 2026
30 anni senza Gino Bramieri: da impiegato di banca al teatro

 - Pronto? Che ore sono?
 - Ma qui parla il Monte di Pietà!
 - Appunto! Il mio orologio è lì da voi!

Così faceva ridere Gino Bramieri alla radio, nella trasmissione "Batto quattro", andata in onda tra il 1967 e il 1976 sul Secondo Programma prendendosi gioco di un mondo, quello finanziario, che, seppure per poco, ha avuto modo di conoscere e forse già di stigmatizzarne pregi e difetti per raccontarli poi con ironia.

Il 18 giugno ricorrono i 30 anni dalla sua scomparsa avvenuta nel 1996 e l'Archivio Storico lo vuole ricordare attraverso alcuni documenti bancari che lo riguardano e le fotografie dell'Archivio Publifoto.

Figlio di un falegname e di una casalinga, Luigi Bramieri, è nato a Milano il 20 giugno 1928 in una di quelle case di ringhiera, così comuni nel capoluogo lombardo. Da subito si è rivelato un bambino attivo e spigliato e, ormai ragazzo, ha iniziato a studiare come tanti della sua età. Si iscrive al primo anno dell'Avviamento Professionale Commerciale presso la scuola Paolo Frisi di via Solferino, vicino a casa e quando raggiunge i quindici anni di età suo padre gli cerca un lavoro. La guerra infuria ormai da tre anni, uno dei suoi fratelli è impiegato, ma l'altro è sotto le armi e il padre guadagna a fatica. Bisogna aiutare a portare a casa il pane.

Suo padre Angelo fa quindi domanda alla Banca Commerciale Italiana per un posto da commesso: all'epoca non era insolito assumere ragazzi come apprendisti, spesso anche per aiutare le famiglie in difficoltà, assegnando loro dei lavori semplici, come quello del fattorino o dell'ascensorista, per dirlo all'americana il "lift", cioè il ragazzo che manovra l'ascensore di un palazzo.

Luigi sa battere un po' a macchina e sa anche un po' stenografare, conosce appena il francese, ma tanto basta per iniziare e il 3 marzo 1943 viene assunto alla sede di Milano, nel palazzo dove attualmente si trova il museo delle Gallerie d'Italia. E', naturalmente, al suo primo impiego.

Nei documenti di presentazione è descritto come "giovinetto di buona condotta, educato e di buoni costumi e senza vizi" eppure, nessuno lo sa, ma un vizio ce l'ha, quello del teatro.

La sua fotografia restituisce un viso quasi da clown, ma dal quale traspare un po' l'ironia del dover dimostrare di essere già un uomo, un viso che non avrà bisogno di trucco per esprimere tutte le sfumature di ciò che lui, da passatempo da osteria che è sempre stato, ha fatto diventare arte: il raccontare barzellette.

Il 31 ottobre dello stesso anno, dopo soli otto mesi di impiego, Luigi lascia la Commerciale per il teatro, ma non per recitare, è ancora troppo presto: si accontenta di fare piccoli lavori di sartoria e manovrare il sipario. Ma è sufficiente per iniziare e da lì sarà tutto un crescendo rossiniano di trasmissioni radiofoniche e televisive, passando per la commedia a teatro, per il Festival di Saremo in veste di cantante, per famose pubblicità di Carosello, ma, soprattutto, entrerà con le sue barzellette nelle case degli italiani che, dopo la guerra, avevano bisogno davvero di un grande sorriso pulito e gentile come quello di Gino Bramieri.

Nell'Archivio Publifoto sono conservate numerose fotografie che lo ritraggono in situazioni diversi, tra cui al Festival di Sanremo. Alcune di queste sono già state catalogate e digitalizzate e consultabili on line a questo link Gino Bramieri | Archivio Publifoto